Cosmetici fatti in casa? Fai-da-te che ti-fai-del-male

Soffermarmi a pensare da quanti anni mi occupo di formulazioni, equivale a tirar fuori un conto di decine di anni (ciò non fornirà indizi per il calcolo dell’età anagrafica). Ma se poi considero che, nonostante tutto questo tempo, non possa definirmi un “formulatore” qualcosa stride. Non è il caso di motivare o di disquisire sulla definizione di “formulatore”: se non lo sono io, non lo sono neppure gli altri.  Eppure, nonostante la disponibilità di un laboratorio, di collaboratori qualificati e degli strumenti necessari, ogni volta che si tratta di affrontare la creazione di nuovi prodotti, vengo preso da una sorta di vertigine in cui si mescolano l’entusiasmo e la positività di raggiungere nuovi traguardi, al terrore di non riuscire a fare meglio della volta precedente. Se non sono ancora andato in pensione è perché, fino ad oggi, le cose migliorano di volta in volta e quindi rimango al comando di questa nave, che è la mia attività, sperando che approdi in lidi sereni e costruttivi. Ho parlato di me, per agganciarmi al punto: francamente, non riesco a concepire come si possa esercitare, suggerire, avallare l’autoproduzione di cosmetici, sebbene con ingredienti naturali. Per far meglio si fa peggio: il fai-da-te senza nessuna base scientifica, senza strumenti, senza prassi cosmetiche previste dalla Legge vigente, è talmente inammissibile che si dovrebbe proibire.

Qualche esempio?
Di produzione di sapone si occupavano le nostre bisnonne. E meno male, dato che non c’era altro da fare per lavarsi che recuperare i grassi animali e dedicarsi alla saponificazione. Adesso imperversano siti e stregoni vari che “insegnano” il processo a freddo, a caldo e via dicendo. Pochissimi (e sono gli unici ad avere il mio rispetto) ricordano di misurare il pH della pasta di sapone ottenuta nei fornelli di casa, altrimenti c’è il rischio, neppure troppo recondito, di bruciarsi la pelle.

C’è anche chi regala o peggio ancora, vende, questi prodotti ad amici e parenti, facendogli del male.

Forse, per capire bene il tutto, è necessario vedere, anche molto rapidamente, cosa deve fare un’industria prima di mettere in commercio un cosmetico:

  • Lo deve formulare con materie prime ammesse
  • Lo sottopone a prove di stabilità in diverse condizioni (temperatura ambiente, freddo, caldo)
  • È obbligatorio fare un Challenger test, che misura la sua capacità di resistenza agli attacchi batterici
  • Non obbligatorio ma ampiamente consigliato, anche un test dermatologico per garantire che il cosmetico sia innocuo

Ci sono molte altre incombenze molto specifiche e quindi da non trattare in questa sede.

Chi si fabbrica i cosmetici quali test di stabilità, di tenuta microbiologica esegue? Quali test di compatibilità cutanea? E quale selezione di materia prima ha eseguito?

Nessuno/a. Ecco svelata la mia avversità per il cosiddetto “spignattamento”. Fai-da-te che ti-fai-del-male.

Attenzione, questa posizione non si applica ai semplici rimedi domestici. Suggerire di usare del latte per attenuare le occhiaie, ad esempio, non genera nessun problema (tranne in caso di allergie al latte). Oppure usare del bicarbonato di sodio direttamente nello spazzolino per lavare i denti, non è fonte di pericolo.

Quando vedo alcuni blog o filmati in cui si mescolano senza nessuna cautela e nessuna conoscenza delle sostanze anche perfettamente incompatibili tra loro, ebbene è in quei momenti che penso che ci vorrebbe una Legge per impedirlo.

L'esperto

Fabrizio Zago

Chimico industriale, tecnico esperto della chimica amica dell’ambiente. Ha ideato il Biodizionario, guida al consumo consapevole dei cosmetici attraverso la lettura corretta dell’INCI (www.biodizionario.it). Dirige a Venezia la sua azienda Chimica HTS, con cui propone servizi di formulazione, ricerca e sviluppo. Sostenitore dell’utilizzo di molecole naturali, collabora come consulente con molte catetere di distribuzione e…

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