Fatalismo, come superarlo. Leggere le etichette e infastidire il negoziante!

Parallelamente al fatto che viviamo in tempi incredibilmente interessanti che presentano vari tipi di scoperte mozzafiato, la nostra società attuale e le sue strutture stanno irremediabilmente implodendo. Quasi nessun valore tratto dal passato gode di buona salute o può definirsi ancora rispettato, il che rende le persone che non sono più giovani incerte e scoraggiate. L’inizio dell fallimento delle banche, per la seconda volta in solo un paio di anni, li ha devastati. Non si era mai visto un tale incremento di depressioni e sindromi di burn-out.

D’altra parte, i giovani hanno spesso la sensazione di stare in piedi sul bordo di una scogliera, sopra un abisso. Non riescono a scorgere un percorso verso il futuro e quando possono vederne uno, è poco invitante, sgradevole e coperto di cenere e detriti. Cosa porta il futuro – quando non c’è un futuro? Loro potrebbero – e spesso avviene – ritenere che la generazione più anziana sia responsabile di questa situazione sconveniente. I giovani percepiscono che ci sarà meno di tutto per tutti: meno lavoro, meno soldi, meno comfort, meno prospettive, meno amore e senz’altro molto meno divertimento. Quindi, perché preoccuparsi? Divertiamoci finchè possiamo, fintanto che va e non impegnamoci in nulla.

Quello che non riusciamo a percepire entrambi, ovvero anziani e giovani, è che non siamo né costretti a convivere con il “particracy”, la partitocrazia, come è stata soprannominata dal politologo Mauro Calise, che regola la società; né dobbiamo condividere l’operato delle industrie che saccheggiano il bene commune, che è il nostro pianeta, da cui ci restano rifiuti problematici, cambiamenti climatici e scarsità di acqua ed energia. Anche se questa descrizione richiede solo poche frasi, la situazione in sé è piuttosto complessa: “complessa” non significa “complicata”. Non c’è una spiegazione univoca per questa situazione e non c’è una soluzione miracolosa. Ma possiamo benissimo iniziare a far qualcosa mentre stiamo in piedi al lavandino della nostra cucina o di fronte a uno scaffale di un negozio (qualunque negozio, quello all’angolo o quello di un ipermercato). Ad essere onesti, ammettiamo che nella maggior parte dei casi, delle cose che compriamo e utilizziamo non sappiamo nulla. Non sappiamo nulla: con quali materie prime siano realizzate e da dove provengano, quali processi siano stati utilizzati per realizzarle, quanta energia e quanti materiali di scarti siano stati generati, se siano davvero sicure all’utlizzo e come si comporteranno quando le buttiamo via (no, il prodotto non è completamente biodegradabile, come a volte è indicato, solo una parte di esso potrebbe esserlo in certe circostanze e l’impianto di depurazione può non agire in modo adeguato).

In cosa potrebbe consistere, allora, la nostra azione? Si inizia in modo molto semplice: RTL! Read The Labels, ovvero Leggere le etichette! Conoscere esattamente cosa abbiamo tra le mani anche più volte al giorno e scoprire cosa va bene e cosa non va bene. Qualsiasi cosa sia: la carta igienica, una penna a sfera, un barattolo di marmellata, il detersivo per le stoviglie, una lama di rasoio  … Risulterà evidente – probabilmente con vostro stupore – che difficilmente si riescono a ottenere facilmente tutte le informazioni. E in alcuni casi sono incomplete e vaghe, possibilmente molto suggestive (senza che questo sia vero).

Questo è fastidioso: ma occorre essere testardi e iniziare a infastidire chi è successivo rispetto alla catena di distribuzione, dunque il negoziante e il suo personale. Loro dovrebbero conoscere le informazioni che chiedete, ma la maggiorparte non le conosce e cercherà di sbarazzarsi di voi. A quell punto non bisogna mollare: se un numero sufficiente di persone richiedono molto spesso informazioni complete e precise, il negoziante sarà infastidito e potrà infastidire il successivo nella catena, ovvero il produttore; dopotutto, il negoziante vuole vendere. Il produttore sarà probabilmente più infastidito, perché in realtà non vuole che tutti sappiano di cosa e come il suo prodotto sia composto. Che significa che “c’è del marcio in Danimarca”, come Shakespeare scrisse per il suo protagonista Amleto. Ora, questo potrebbe non funzionare con uno o due clienti, ma immaginate se centinaia di utenti iniziassero a fare domande; dopo un po’ il produttore dovrebbe adattare il suo prodotto alle aspettative del consumatore (che avrebbe dovuto domandare, sin dall’inizio). Queste aspettative non sono complicate: una scelta di materie prime che non esauriscano le fonti naturali, processi che non avvelenino il pianeta, prodotti non realizzati con tonnellate di energia o che producano montagne di rifiuti, funzionali, sicuri e che in nessun modo siano in grado di essere nocivi per la nostra salute e nei confronti dell’ambiente, al momento del loro smaltimento.

Una certificazione di sostenibilità affidabile o l’etichetta potrebbe rivelarsi utile, ma tutte le etichette del mondo non aiuteranno il consumatore se non Legge le Etichette …

L'esperto

Peter Malaise

Ricercatore belga e consulente per la sostenibilità dal 1972, è fondatore e Amministratore Delegato di Meta Consort Partnership, che aiuta le imprese e le ONG a livello mondiale nello sviluppo pratico di prodotti e servizi su base sostenibile. Nel 1976 Peter ha co-fondato Meta Fellowship, organizzazione no-profit per lo sviluppo e la promozione di “soluzioni…

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