“Too little, too late” o “Too much, too soon”: l’equilibrio complesso del pianeta

In riferimento a cambiamenti climatici, questioni ambientali e di salute, le misure correttive che sono state effettivamente prese da politici e autorità, sono spesso descritte come “too little, too late”, ovvero poche e tardive. In effetti tali misure dovevano già essere adottate decenni fa; il clima, e più in generale l’equilibrio del pianeta, è un colosso estremamente complesso, che non si può semplicemente maltrattare.

In primis il pianeta fisico e la materie fossili e minerali hanno i propri limiti. Risorse di derivazione vegetale e animale possono essere coltivate più e più volte, sono rinnovabili e il loro volume può essere ampliato o ristretto all’interno di grandi confini. Ma anche in questi casi, gli economisti dove hanno raccolto l’idea sciocca di una crescita eterna? Avete mai visto un pomodoro di 60 kg? Un bambino di 70 anni? O una donna con 80 bambini? Ridiamo a pensare a tali esempi, li valutiamo assolutamente privi di senso, ma accettiamo sconsideratamente le stesse idee in materia economica, come se la crescita potesse essere illimitata.

Dovrebbe pertanto essere ovvio – e gli ambientalisti diffondono questi concetti dagli anni Sessanta – che abbiamo a che fare uno stock limitato di materie prime disponibili su questo pianeta e di un numero sempre crescente di abitanti. Ciò significa che ci sarà un po’ di meno per chiunque, ma tutti avranno qualcosa. Dal momento che abbiamo attinto principalmente alle fonti minerali e fossili per i nostri beni da circa 200 anni, abbiamo quasi consumato le scorte disponibili. È  altrettanto evidente che, in particolare, le fonti fossili come gli oli minerali, sono limitate. Dovremo quindi trovare soluzioni per sostituire i fossili e i minerali che usiamo per i nostri prodotti.

Intanto è stato documentato che i derivati fossili non siano realmente compatibili con i processi vitali e con la natura vivente. Poche gocce di olio di paraffina possono essere un buon aiuto per la mia macchina da cucire, ma non posso applicarle sulla pelle dei miei nipotini.

La crescente scarsità di fonti fossili, combinata alla ricerca di sostanze compatibili con la natura vivente e con la salute umana ci conduce al regno vegetale e animale. Tuttavia, dobbiamo prendere in considerazione altre limitazioni. La superficie coltivabile del pianeta è limitata; dobbiamo dunque dare priorità alla coltivazione di prodotti alimentari. Se oltre il cibo dobbiamo estrarre le materie prime per realizzare capi di abbigliamento e tutti gli altri prodotti di consumo, abbiamo semplicemente un’insufficienza di terreno coltivabile disponibile sul pianeta.

Ciò ci mette davanti un primo dilemma: ci piacerebbe molto usare fonti rinnovabili – materie prime o derivati vegetali o animali – come ingredienti dei nostri prodotti, ma questo passaggio su larga scala e nel breve termine causerebbe un inaccettabile impatto ambientale. Si tratterebbe anche seriamente di aumentare i prezzi dei beni; non perché questi ingredienti rinnovabili siano più costosi, ma perchè tutti gli altri sono di gran lunga a buon mercato! Le materie prime non rinnovabili e non sostenibili non pagano il prezzo reale dell’inquinamento e la penuria che generano. Sono artificialmente e ingiustamente sovvenzionate da una forma irresponsabile di economia.

C’è un secondo dilemma legato ai prodotti sostenibili, generato da attivisti ben intenzionati. Loro sostengono che gli ingredienti di derivazione fossile debbano essere completamente vietati e sostituiti da quelli di derivazione vegetale. Allo stesso tempo, raccolgono tutti questi ingredienti vietati nel termine “sintetico”. Purtroppo, non definiscono il termine “sintetico” e quindi ne abusano. Per esempio, nel caso di elementi destinati a coprire sostanze non presenti in natura: pasta, vino, formaggio, birra e pane sono “sintetici”. “Sintetico” non significa altro che “messo insieme” o “composto”. Un ingrediente non è “il male” in quanto composto dall’intelligenza umana.

Voler passare a materie prime da fonti rinnovabili per la realizzazione di qualsiasi prodotto sul mercato è un obiettivo lodevole. Tuttavia molti ingredienti che usiamo non possono essere sostituiti dai cosiddetti ingredienti “naturali” perché non hanno le stesse caratteristiche. E no, l’argomento “li abbiamo usati in passato” non è valido. Non avevamo le stesse aspettative e non eravamo in 8.000.000.000 su questo pianeta. Non prendere il giusto tempo, e fare tutto contemporaneamente, senza appropriate consultazioni sarebbe “too much, too soon”, ovvero troppo e troppo presto, e dunque non la giusta soluzione alle nostre esigenze.

L'esperto

Peter Malaise

Ricercatore belga e consulente per la sostenibilità dal 1972, è fondatore e Amministratore Delegato di Meta Consort Partnership, che aiuta le imprese e le ONG a livello mondiale nello sviluppo pratico di prodotti e servizi su base sostenibile. Nel 1976 Peter ha co-fondato Meta Fellowship, organizzazione no-profit per lo sviluppo e la promozione di “soluzioni…

Log in with your credentials

Forgot your details?