Una realtá a prova di futuro richiede un consolidamento

Dal 1990 in poi, le questioni ecologiche hanno presentato un argomento a favore che fino ad allora aveva vissuto abbastanza in ombra: i problemi di salute. Sempre più adulti e ancora di più i bambini, sembravano soffrire di malattie, note in precedenza, ma non adeguatamente diffuse. Per citarne solo tre: intolleranze alimentari, allergie e ADHD (Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder, ovvero Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività). Ciò che hanno in comune queste malattie è che la loro diagnosi non è semplice, le loro cause sono incerte e la guarigione difficile. Risultò così naturale chiedersi se non fossero i sintomi di una crescente incapacità del sistema immunitario umano a reagire correttamente a stimoli esterni. Ebbene, esiste una correlazione alla base di questa sorta di ostilità tra ambiente ed essere umano e precisamente tra l’inquinamento del suolo, dell’acqua, dell’aria, della luce, così come i disturbi del clima e le sue molteplici disfunzioni con il nostro modo frenetico e frettoloso di vivere.

Di conseguenza, l’attenzione si spostò lentamente dai problemi ecologici in sè, all’interdipendenza tra ecologia e salute. Allo stesso tempo, un certo numero di aziende che avevano di propria iniziativa aggiornato i loro prodotti o servizi a uno standard più sostenibile, cercarono di consolidare le loro attività e renderle praticabili. Non era un compito facile, com’è stato poi dimostrato con la crisi finanziaria del 2008. Offrire prodotti o servizi sostenibili nello spirito della relazione Brundtland (il documento rilasciato nel 1987 dalla Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo, in cui, per la prima volta, venne introdotto il concetto di sviluppo sostenibile) e lavorare concretamente su un profilo aziendale sostenibile, non è un compito semplice. Spesso lo paragono alla navigazione, nel caso in cui allo stesso tempo, ci si dedica alla costruzione dell’imbarcazione su cui poi si navigherà. Occorre mente aperta, creatività, forte impegno sociale e molto coraggio, oltre l’elemento più importante: dire quello che si fa e fare quello che si dice. Passare dalle parole ai fatti.

In quegli anni ero Concept Manager per una delle aziende di maggior successo nel mondo di detergenti sostenibili e ho avuto il lusso di spingere queste idee ogni giorno. La società aveva guadagnato un’elevata credibilità ed era molto rispettata dai clienti privati. Non solo da loro: i fornitori, le ONG e anche molti concorrenti guardavano con ammirazione i suoi successi. Quella era una sorta di vetrina che in seguito mi ha dato la possibilità di assistere altre società nella riorganizzazione dei propri standard. Ciò che è necessario per trasformare una società in una società a prova di futuro è un cambiamento di paradigma. Un paradigma è un insieme distinto di concetti e norme, accettabili ragionevolmente dalla maggior parte dell’umanità. Il paradigma economico attuale – per dirla brutalmente – è il seguente: una società è lì per far soldi e, in questo modo, può crescere per sempre. Né il Pianeta Terra, né la salute umana e il benessere sono parti sostanziali di questo paradigma. Un paradigma a prova di futuro, agisce in modo sostenibile in ognuna delle attività che lo impegna. Non possiamo considerare qualsiasi sostanza terrena, senza utilizzare il senno di poi; non possiamo permettere che qualsiasi sostanza sia trasformata attraverso inferni chimici; non possiamo trascurare la condizione precaria di salute dei nostri clienti; non possiamo immettere un prodotto sul mercato senza assumerci la responsabilità di esso; il cliente non può sperare di acquistare buoni prodotti per pochi spiccioli; non possiamo generare montagne di rifiuti che ostacolano i nostri discendenti per un lungo periodo di tempo, o privarli di energia e materie prime.

Tutto questo dev’essere parte di un nuovo paradigma che dovremo sviluppare, non con la rivoluzione, ma per l’evoluzione. Inevitabilmente questo richiederà compromessi, che molti ambientalisti rifiutano; tuttavia, non vi è altra possibilità. Per troppo tempo abbiamo omesso di investire energie e denaro in innovazione sostenibile; a parte parlarne, quasi nulla è stato fatto dopo la Prima Guerra Mondiale, un secolo fa. L’era delle materie prime fossili (carbone, petrolio, uranio) è finita, ciò che sperimentiamo oggi sono solo le sue ultime convulsioni. Dobbiamo raggiungere ed esplorare ancora una volta tutte le possibilità interessanti e stimolanti che abbiamo etichettato come non valide, e dunque messo da parte. Cerchiamo di unire le forze, tra ricercatori, produttori e utilizzatori di prodotti e servizi e tentiamo uno sforzo comune per creare una nuova realtà, un nuovo futuro in cui i nostri figli e nipoti avranno ancora la possibilità di vivere.

L'esperto

Peter Malaise

Ricercatore belga e consulente per la sostenibilità dal 1972, è fondatore e Amministratore Delegato di Meta Consort Partnership, che aiuta le imprese e le ONG a livello mondiale nello sviluppo pratico di prodotti e servizi su base sostenibile. Nel 1976 Peter ha co-fondato Meta Fellowship, organizzazione no-profit per lo sviluppo e la promozione di “soluzioni…

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