Usare l’ammorbidente non è un crimine: smentiamo le chiacchiere e sfatiamo timori infondati

Che male vi ha fatto l’ammorbidente?

Sull’ammorbidente se ne sentono di cotte e di crude. Alcune osservazioni sono corrette e altre assolutamente prive di senso. Prima di ogni altra cosa occorre stabilire il “funzionamento” di questo prodotto domestico altrimenti chiacchieriamo a vanvera (e questo non ci piace, ce ne sono già troppi che lo fanno).

Gli elementi fondamentali sono il pH (il grado di acidità) e la carica elettrica delle sostanze che danno la morbidezza. Non c’è nulla di complicato e chiunque credo possa seguire il ragionamento. Vediamo: prima si fa il lavaggio del bucato con un detersivo e poi lo si ammorbidisce, giusto?
Approfondiamo l’aspetto del “lavaggio” scoprendo due cose. La prima è che il detersivo è alcalino, cioè ha un pH elevato, diciamo attorno a valori 9-10 e i panni che laviamo si caricheranno di questo pH basico. I tessuti assumeranno anche la carica elettrostatica del detersivo. Tipicamente si tratta di una carica elettrica negativa. Da notare che la nostra pelle invece ha un pH acidulo e che far soggiornare la nostra pelle per 24 ore a contatto con tessuti che hanno immagazzinato un livello di alcalinità completamente diverso, non è una cosa intelligente da fare.
Anche la carica elettrostatica è un elemento negativo. La nostra pelle e più in generale il nostro corpo, ha bisogno di equilibrio. Se quindi usiamo l’ammorbidente cosa facciamo? Semplice: essendo acidulo neutralizzerà il pH portandolo a valori più vicini a quelli della nostra pelle. Ma farà ancora di più e cioè neutralizzerà le cariche elettriche negative perché l’ammorbidente è caricato positivamente. Questo si trasforma nel senso di morbidezza che possiamo sentire nei tessuti trattati con ammorbidente.
Personalmente sono convinto che moltissime malattie dermatologiche si siano evitate dato l’enorme consumo di questo prodotto. Tuttavia, appena si dice “grande consumo” ecco che parte un’altra considerazione: “l’ammorbidente inquina moltissimo”. Anche quest’affermazione deve essere analizzata altrimenti continuiamo a rimanere legati a falsi miti. Per fare calcoli scientificamente inattaccabili (qui le chiacchere, come si dice, stanno a zero), ho utilizzato i dati pubblicati dall’Unione Europea, la loro ultima versione del 2014. Delle varie sostanze considerate ho calcolato, come suggerito dalla UE, il valore di CDV Tox che è un indicatore molto preciso di impatto ambientale. Più è alto, peggio è!
“L’ammorbidente inquina moltissimo” era un’affermazione vera fino a oltre trent’anni fa. Allora infatti si usavano dei “quaternari” dalle dimensioni molto elevate e generalmente di origine animale. La biodegradabilità era non più elevata del 15%. In quegli anni si è affermato un tipo di “quaternario” facilmente e rapidamente biodegradabile, l’esterquat, talvolta di origine vegetale. Anche il suo impatto ambientale è molto basso. Diamo alcuni numeri per chiarire la situazione.

Se prendiamo come valore 100 l’impatto sugli organismi acquatici dei moderni esterquat da olio vegetale, possiamo stilare questa tabella:

 Tri C16-18 Esterquats  100
 Sodium laureth sulfate  250
 Alchilpoliglucoside  50
 Lauroyl Sarcosinate     1600
 Amines, coco, ≥10- ≤15 EO  7000
 Cocoamidopropil betaine  650
 Vecchi cationici non più in uso  3500
 Acetic acid  300
 Citric acid  6
 Profumo  50200

Conclusioni:

  • Cosa inquina in un ammorbidente è il profumo. Si devono scegliere prodotti senza profumo o con profumi privi di allergeni e biodegradabili (l’impatto scende immediatamente di moltissimo)
  • Chi usa aceto di vino o di mele o di quello che si vuole inquina 50 volte di più che usare acido citrico.
  • I tri-esterquat impattano meno di molecole diffusissime anche in preparati venduti in erboristeria, in farmacia e universalmente adottati dai detergenti verdi (Betaina, Sarcosinato…). Non tutti gli esterquat sono “TRI” ce ne sono molti “DI”, e questi inquinano maggiormente ma sempre su valori bassi.

Usare l’ammorbidente non è affatto un crimine, anzi usato seguendo i dosaggi indicati, non acquistando quelli che profumano solo a guardarli, con microsfere o altre diavolerie, sono dei prodotti che salvaguardano o possono aiutare a salvaguardare la salute umana. Chi ha paura dell’ammorbidente?

 

L'esperto

Fabrizio Zago

Chimico industriale, tecnico esperto della chimica amica dell’ambiente. Ha ideato il Biodizionario, guida al consumo consapevole dei cosmetici attraverso la lettura corretta dell’INCI (www.biodizionario.it). Dirige a Venezia la sua azienda Chimica HTS, con cui propone servizi di formulazione, ricerca e sviluppo. Sostenitore dell’utilizzo di molecole naturali, collabora come consulente con molte catetere di distribuzione e…

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